Le relazioni “perfette”


Pochi giorni fa ho terminato di leggere Narciso e  Boccadoro di Hermann Hesse, un libro che desideravo  leggere da molto tempo che mi ha catapultato in un mondo a me caro, quello delle relazioni.

Il libro di Hesse ci apre a molte interpretazioni da quella filosofica a quella psicoanalitica e letteraria.
Personalmente il libro con la sua trama e i suoi personaggi mi richiama sopratutto per il tema esistenziale e il profondo legame amicale fra i due protagonisti.


Quella tra Narciso e Boccadoro, a mio parere potrebbe rappresentare sia la dualità dentro ognuno di noi (il lato spirituale e quello più legato ai sensi), sia la dualità che si declina in due esseri completamente diversi. In entrambi i casi (l’ essenza spirituale e quella sensibile) si distinguono nettamente e al contempo sono complementari.

La trama del libro racconta le loro vicende in un periodo storico buio ed essenziale: il medioevo, fra paganesimo, fede e peste. Il viaggio è la ricerca,  per Narciso della via ascetica, per Boccadoro quella mondana dei sensi. Ognuno di loro cerca e trova ció che sono destinati ad essere. Le loro vite si affiancano e si allontanano periodicamente per accrescere la loro conoscenza e condividerla.

È un’amicizia così profonda che si nutre di un’essenza sottile, invisibile, salda: una forma d’Amore molto preziosa. Un sentimento che si protrae attraverso il tempo e lo spazio delle loro vicende e che non si spezza mai fino all’ultima scena.

Fra ombre inconsce, pensieri, poesia,arte, voci interiori, contemplazione, la natura di entrambi si manifesta con una grande consapevolezza. Ecco perchè la loro amicizia durerà per sempre. Ognuno di essi nel proprio viaggio ricerca e trova risposte che sono capaci di comunicarsi e trarne insegnamento reciproco.  Ognuno di essi ha la facoltà di riconosce il diamon del proprio amico e di sostenerne la manifestazione.


Dal libro Narciso e Boccadoro (Hermann Hesse) :
“Il nostro fine non è quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Il nostro obiettivo non è quello di trasformarci a vicenda, ma di conoscerci reciprocamente ed imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro complemento”.


Della lettura del libro mi rimane un grande insegnamento quella di una relazione “perfetta”  dove per “perfetta” non intendo una relazione idilliaca senza ombre o difficoltà, ma ciascuno attraverso la scoperta della propria ombra porta una riflessione sul proprio modo di agire. È questa la perfezione che intendo, a patto che sia consapevole e condivisa con compassione, nel rispetto del proprio sentire e di quello dell’altro.

Possono esistere relazioni “perfette”?  Io posso affermare di sì, nella mia vita ne ho sperimentato per ora quattro, importanti, immense e a volte dolorose. Quattro persone diversissime fra loro, a cui mi sono sentita legata da un’affinità elettiva. Quattro relazioni colme di vicende umane, gioie, dolori, confidenze, consapevolezze, trasmutazioni fino a poter accettare con grande Amore, anche il trapasso di una di loro. Relazioni così sottili e nutrienti per me, non si dissipano con l’assenza, ma contribuiscono a nutrire e mettere in luce costantemente parti di me.

Maria Cristina Schintu, Fb e Istagram: Percorsidicounseling

mail: percorsidicounseling72@gmail.com. cell. 3497168432

Professional Counselor, Operatore Training Autogeno di base, Facilitatrice Metafiabe, Facilitatrice Mindfulness adulti, ragazzi, bambini e nei contesti educativi.

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